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archivio > Gli scheletri nell'armadio>Che cosa รจ? Che cosa vuole? Il P.C.Internazionalista. (Opuscolo del P.C.I., 1945)

aggiornato al: 04/10/2011

Opuscolo del P.C.I., 1945

Da tempo non ci sono stati più inserimenti in questa sezione dedicata a  Gli scheletri nell'armadio dove abbiamo ospitato alcuni degli attacchi dello stalinismo alle posizioni della sinistra comunista italiana, attacchi che sappiamo giunsero, alla fine della seconda guerra mondiale, fino all'omicidio, alla eliminazione fisica di compagni del  Partito comunista internazionalista.

Questo opuscolo, simile nel formato e nel titolo (con l'aggiunta di un punto di domanda) ad uno scritto di propaganda del Partito comunista  internazionalista fu stampato a Roma nel 1945 e diffuso poi nazionalmente dal Partito comunista italiano dove gli internazionalisti erano presenti. Ci è stato fatto avere da alcuni amici che lo hanno trovato all'  Istituto Gramsci di Bologna e, ringraziandoli, lo inseriamo volentieri in questa sezione.

 

 

 

 

CHE COSA E' ? CHE COSA VUOLE?

il Partito comunista "internazionalista"

 

 

E' UN PUGNO DI SBANDATI E DI PROVOCATORI, VUOLE SPEZZARE IL FRONTE DELLA CLASSE OPERAIA E DELLA DEMOCRAZIA

 

 

Che cos'è?

Che cosa è il Partito Comunista Internazionalista? Dice di essere il continuatore del Partito Comunista come si è formato a Livorno secondo i principi della rivoluzione russa e secondo la via tracciata da Lenin. In realtà esso si ricollega alla frazione estremista, capeggiata dall'ing. Bordiga; Lenin alla vigilia della formazione del partito Comunista Italiano non approvò il programma di questa frazione, anzi lo condannò più volte esplicitamente come contrario ai principi e ai metodi dell'Internazionale Comunista. Lenin quando dovette pronunciarsi sulle questioni del movimento operaio italiano, approvò il programma del gruppo dell' «Ordine Nuovo», programma steso da Gramsci nel mese di maggio 1920, dichiarando che esso era pienamente conforme all'orientamento dell'Internazionale Comunista e adeguato alle esigenze della classe operaia in Italia. Dopo la formazione del partito, Lenin ebbe occasione di pronunciarsi ripetutamente sulle questioni del movimento operaio italiano prendendo posizione sulle diverse correnti sia del Partito Comunista che del Partito Socialista. Egli condannò senza riserve le direttive del gruppo di Bordiga che a Livorno aveva potuto mettere le mani sulla direzione del Partito Comunista. Basta leggere il celebre opuscolo di Lenin « L'estremismo malattia infantile del comunismo», per rendersi conto che egli condannava le principali tesi programmatiche e pratiche dei bordighiani: la condanna fu ripetuta con l'asprezza e l'energia caratteristiche di Lenin in varie riunioni del Comitato Esecutivo e nel terzo Congresso dell'Internazionale Comunista quando irritato dall'estremismo bordighiano giunse a dire che in Russia coloro che avessero fatto una propaganda del genere contraria agli interessi della classe operaia, sarebbero finiti in prigione. In verità, Lenin come al solito vedeva molto lontano. L'ing. Bordiga e i suoi seguaci che non si sono ravveduti, sono andati a finire nell'immondezzaio del trotskismo, della provocazione.

Essi costituirono la cosidetta «sinistra italiana», ossia quel gruppo che in tutto il periodo della lotta clandestina contro il fascismo, non fece altro che tentare di disgregare le forze comuniste, di portare la divisione fra gli operai e in parecchi casi addirittura di denunciare ai fascisti o assassinare i militanti dell'antifascismo. Un esempio per tutti: l'amministratore del P.C.I. Montanari fu assassinato a Parigi da uno di questi «sinistri». Due nomi per tutti: i bordighiani prof. Girone (è nelle liste dell'O.V.R.A.) e Mangano, provocatori al servizio del fascismo, sono rimasti tristemente celebri negli annali della lotta antifascista. Perché dunque il Partito Comunista internazionalista afferma di seguire i principi e le direttive di Lenin? La banda dei suoi dirigenti ha già dimenticato che, finché Lenin fu in vita, combatteva le direttive di Lenin con gli stessi mezzi e con gli stessi argomenti con i quali tenta oggi di denigrare la politica del Partito Comunista Italiano? Nella sua immensa e ridicola presunzione il traditore Bordiga si credeva chiamato dalla provvidenza a correggere il leninismo, a contrapporre al leninismo la sua teoria «originale», le sue «idee» originali. «Adesso insegneremo noi a Lenin e a Stalin - diceva l'ing. Bordiga - come si fa a lottare per il comunismo». Si trattava di un piccolo borghese pretenzioso e provinciale che credeva di scoprire l'America ogni 24 ore e che era incapace di portare gli operai sul terreno della lotta e della mobilitazione di massa, sul terreno della lotta politica per la difesa dei loro interessi. Tutta le lotte di Bordiga e dei suoi seguaci contro la direzione del Partito Comunista guidato da Gramsci e da Togliatti sono state dirette anche contro Lenin e il Leninismo, contro le concezioni di Stalin che fu il vittorioso continuatore dell'opera di Lenin, che è quanto dire contro il movimento operaio italiano e internazionale.

 

Provocatori trotzkisti al servizio del fascismo

Non per nulla i cosidetti sinistri si sono sentiti attirati verso Trotzki e il trotzkismo contro cui Lenin dovette combattere durante la sua attività di dirigente della classe operaia. Costoro non sono mai riusciti a sbarazzarsi delle loro idee piccolo-borghesi, delle loro convinzioni fondamentalmente reazionarie, della sfiducia, caratteristica di certi intellettuali reazionari, nella massa dei lavoratori, nella massa del popolo. Non per nulla tutti i grandi capi del movimento proletario internazionale condussero una lotta senza quartiere contro il trotzkismo e contro i movimenti affini che si svilupparono ad opera degli agenti della borghesia e del fascismo nei vari paesi. Non per nulla in Italia, Gramsci, il capo della classe operaia italiana che sacrificò la vita alla causa dei lavoratori, fu sempre combattuto e ostacolato in tutti i modi da questi «sinistri» e dové ricostruire il Partito contro di loro, malgrado il loro sabotaggio.

La sciocca e ridicola presunzione di questi sinistri si vede ancora oggi quando affermano che la sinistra italiana fu la prima in tutto il mondo a prendere posizione contro la politica della Terza Internazionale, precedendo in questo perfino Trotzki. ma come al solito queste vesciche gonfie di gas velenosi non si rendono conto della loro povertà di spirito e della loro incapacità. Le idee che essi pretendono di avere «inventate» sono sempre esistite da quando la borghesia si è servita di canaglie e di traditori per tentare di disgregare le forze del proletariato. Essi hanno i loro predecessori nei disgregatori del movimento comunista di tutti i paesi, dalla Germania alla Francia alla Russia all'Italia, e la borghesia non aspettava certamente di far conoscenza con l'ing. Bordiga per penetrare nelle file del movimento operaio e suscitarvi la lotta contro Lenin contro Stalin e contro il leninismo. E' per questo che a buon diritto, i «sinistri italiano» trovano il loro posto nelle file del trotzkismo; è per questo che ad essi spetta a buon diritto il nome dei trotzkisti perché la loro azione come quella di Trotzki e di tutti gli altri trotzkisti si è svolta e si svolge a vantaggio della borghesia, della parte più reazionaria della borghesia, del fascismo. Che essi aderiscano alla IV Internazionale o preferiscano fondare la V o la VI o la X non ha grande importanza. Qualunque sia l'insegna con la quale si compiono, le loro funzioni di traditori del movimento operaio, di scissionisti e di disgregatori, rimangono immutate.

Non parlino dunque di Lenin questi sciagurati perché Lenin ci ha insegnato come bisogna lavorare e lottare in tutte le situazioni perché la classe operaia possa migliorare le proprie posizioni e adempiere ai suoi compiti di classe dirigente e di liberatrice di tutti i lavoratori e di tutto il popolo.

 

Che cosa hanno fatto per abbattere il fascismo?

Qualche esempio concreto servirà a dimostrare come i trotzkisti, i «sinistri» qualunque sia il nome che essi prendono, hanno sempre lavorato nell'interesse della reazione e del fascismo. Prendiamo la guerra di Spagna. Che cosa hanno fatto i trotzkisti e i loro amici italiani durante la guerra di Spagna? Hanno fatto tutto il possibile per pugnalare alle spalle i combattenti della Repubblica, il governo della repubblica, i combattenti delle Brigate Internazionali, per portare la divisione e la lotta interna nel campo repubblicano, per sabotare l'organizzazione militare e sono arrivati fino a organizzare l'insurrezione di Barcellona, non contro i fascisti ma contro la repubblica spagnola. Questo, secondo loro, significava seguire una tattica rivoluzionaria.

Che cosa hanno fatto i trotzkisti, i sinistri e tutta questa genia di servitori della borghesia e del fascismo alla vigilia della seconda guerra mondiale? Hanno fatto tutto il possibile per impedire che si formasse un blocco di forze da opporre ai tentativi di aggressione del fascismo affermando che l'unico modo di difendere la pace era quello di non far nessuna opposizione a Hitler e a Mussolini, di rinunciare a qualsiasi resistenza contro le aggressioni fasciste. E che cosa hanno fatto durante la seconda guerra mondiale? I sinistri del cosiddetto partito internazionalista affermano di essere sul terreno della lotta rivoluzionaria, cioè di essere la vera sinistra, mentre il Partito Comunista sarebbe un partito di centro se non addirittura un Partito opportunista. Ebbene vediamo come stanno le cose. Durante la seconda guerra mondiale operavano in Italia (come negli altri paesi) due correnti fondamentali, la prima che oggi è ancora rappresentata nella vita politica italiana e persino alla Costituente dai più luridi e spudorati reazionari filofascisti come l'on. Patrissi, la quale affermava che bisognava collaborare alla vittoria dell'hitlerismo e del fascismo. L'altra corrente, rappresentata dal blocco delle forze democratiche, affermava che bisognava lottare e lottava praticamente per la vittoria della democrazia, per la vittoria dell'Unione Sovietica per lo schiacciamento dell'hitlerismo e del fascismo. Ora i cosiddetti «sinistri» non erano affatto a sinistra, essi erano sulla stesso posizione di Patrissi. Tutti coloro che hanno parlato durante la guerra col famigerato ing. Bordiga, gli hanno sentito dire che egli si augurava la vittoria di Hitler. In questo modo, egli diceva, trionferà il socialismo! E se i disgregatori del suo stampo che agivano presso le organizzazioni periferiche del nostro partito non parlavano nello stesso modo, è solo perché se lo avessero fatto sapevano che fine avrebbero fatto. Ma essi davano egualmente aiuto a Hitler e a Mussolini.

Durante la guerra questi ignobili figuri non hanno esitato davanti alla più infame delle azioni: essi hanno denigrato la lotta dei partigiani, hanno tentato di portare lo scoraggiamento nelle file dei combattenti della libertà, asserendo che gli operai non avevano nessun interesse a combattere per la sconfitta del fascismo e dovevano soltanto aspettare. Naturalmente essi non dicevano che cosa si doveva aspettare, ma è chiaro che l’unica cosa da aspettare era questa: che i nazisti e i fascisti sfruttassero prima tutte le possibilità, tutte le ricchezze tutte le vite umane del popolo italiano, e poi che gli Alleati occupassero l’Italia come la Germania e il Giappone. Aspettare voleva dire favorire la vittoria dei fascisti.

Queste cose gli operai italiani non le hanno dimenticate.

Gli operai italiani non possono neppure dimenticare (e del resto i «sinistri» s’incaricarono di non lasciar dimenticare) che essi sia prima che durante e dopo la guerra si sono sempre schierati sul fronte dei nemici dell’Unione Sovietica, denigrando e calunniando il paese del socialismo, il Partito bolscevico, i suoi dirigenti, il suo capo geniale che in una situazione internazionale estremamente difficile e piena di pericoli ha saputo guidare i lavoratori russi alla vittoria e al consolidamento della nuova società socialista, della società in cui gli operai sono pienamente liberi e padroni del loro destino.

Gli operai non dimenticano che,se fosse dipesa dai trotzkisti e dai sinistri, a quest’ora Hitler sarebbe il padrone del mondo, o nel migliore dei casi, l’Italia sarebbe una colonia.

 

Vogliono isolare la classe operaia

Che cosa aspettano ora i sinistri italiani dalla situazione che si è creata dopo la guerra? Che cosa pensano di fare, che cosa suggeriscono agli operai per impedire che ritorni il fascismo per continuare la difesa dell’indipendenza nazionale, per conquistare nuove condizioni di vita democratica ai fini di una trasformazione della società grazie alla quale la classe operaia possa dirigere nell’interesse non soltanto suo ma di tutti i lavoratori e di tutto il popolo, la ricostruzione del paese su nuove basi, su basi di libertà e di eguaglianza e di giustizia? Essi suggeriscono agli operai, alla classe operaia il suicidio. Gramsci diceva che nella lotta abbiamo imparato che a battere la testa contro il muro non è il muro che si rompe ma la testa. Questi sinistri il cui solo scopo è di indebolire e denigrare la classe operaia, il suo partito, i suoi dirigenti migliori, suggeriscono agli operai di battere la testa contro il muro. Mentre le forze più reazionarie, le forze fasciste, del capitalismo internazionale si organizzano e tentano di isolare la classe operaia e specialmente la sua avanguardia per poter più facilmente riprendere il controllo della situazione e mentre i comunisti, grazie alla giusta politica della Direzione del P.C. e del compagno Togliatti sventano le manovre reazionarie e fasciste, i trotzkisti, i «sinistri» non consigliano agli operai di unirsi con tutti gli altri lavoratori, con tutte le forze antifasciste e democratiche per tener testa alla minaccia fascista, per opporre al fascismo e alla reazione internazionale la barriera delle forze democratiche unite in un solo fronte, ma tentano al contrario di indurre la classe operaia a rinunciare a tutte le possibilità di alleanza e di unione con gli altri lavoratori, con le altre masse popolari, con le altre forze democratiche e ad abbandonare questi strati all'influenza della reazione e del fascismo. Essi spingono cioè gli operai ad andare a battere la testa contro il muro. I lavoratori avranno notato che la stampa reazionaria di tutto il mondo esalta continuamente i movimenti trotzkisti, li cita ad esempio, li presenta come i veri interpreti e difensori degli interessi della classe operaia. Anche in Italia assistiamo continuamente a questo spettacolo e nessuno avrà dimenticato che in occasione dell'episodio Andreoni i giornali quanti più erano reazionari e fascisti, tanto più difendevano questo sedicente movimento partigiano. In realtà il fascismo, la reazione hanno moltiplicato dopo la fine della guerra i loro tentativi di spingere gli operai ad azioni disordinate e irriflessive per staccarli dagli altri strati popolari e far perdere ad essi ogni possibilità di alleanza e quindi di vittoria, per fornire il pretesto ad azioni repressive contro il movimento operaio democratico. A questi stessi scopi, a questi stessi obiettivi, tende tutta l'azione dei trotzkisti e dei «sinistri».

Essi vogliono isolare la classe operaia dai suoi alleati e portare la scissione e la disgregazione nelle file della classe operaia. Essi insidiano l'unità sindacale, l'autorità delle Commissioni Interne, l'importanza dei consigli di gestione, seminano la sfiducia in tutte le conquiste della democrazia che sono conquiste lente e faticose ed anche dolorose, ma attraverso le quali la classe operaia si rafforza, consolida le sue alleanze, sviluppa la sua capacità di organizzazione e di direzione, si tempra nella lotta e diventa più forte per combattere la reazione e il fascismo ed avanzare sulla via del socialismo. I sinistri denigrano soprattutto il Partito Comunista e i suoi dirigenti perché sanno che il Partito Comunista è il più risoluto e il più forte tra tutti i partiti che agiscono sul terreno della democrazia e sanno che dietro il Partito Comunista è schierata la maggioranza della classe operaia.

 

L'unità dei lavoratori è la condizione della loro salvezza e della loro vittoria

Bisogna aggiungere per finire che questa azione dei sinistri ha trovato scarso seguito in mezzo alla classe operaia perché gli operai hanno fatto un'esperienza troppo dolorosa e tragica per non aver capito che la loro unità e l'unione con gli altri lavoratori è la condizione della loro salvezza. Perciò quel pugno di «dirigenti» incapaci, sciocchi e squalificati del trotzkismo, non ha altra risorsa che la calunnia e la provocazione grossolana. Gli operai onesti e consapevoli dei loro compiti hanno scelto la via che deve portarli alla liberazione e non l'abbandoneranno soltanto perché alcuni gruppi di incoscienti, di provocatori e di canaglie agitano a tradimento una bandiera che vorrebbe rassomigliare alla gloriosa bandiera rossa del leninismo ma che in realtà è una bandiera rossa solo di vergogna, una bandiera di tradimento e di provocazione che il fascismo ha messo nelle loro mani dopo averla intrisa nel sangue dei migliori combattenti della classe operaia.

 

Che cosa devono fare gli operai, i lavoratori, i cittadini onesti, di fronte a questi sbandati e provocatori?

Quello che hanno fatto fino ad ora: ignorarli, disprezzarli quando si presentano alla vista, non perdere il fiato a discutere con loro.

A che scopo discutere con certa gente? Dove c'è malafede e immondizia è inutile rimestare.

Nessuno può avere interesse a trattare con loro, neanche i nemici dell'Italia. Essi hanno un  solo compito: provocare divisioni e discordie, spingere i lavoratori ad atti inconsulti, creare, ovunque possibile, disordini e violenze. E chi può avere interesse a questo? I nemici dell'Italia. Ma neanche i nemici dell'Italia tratteranno mai con questi arnesi perché essi sono dei venditori di fumo, degli sbandati e dei provocatori a cui nessuno dà retta, e che non servono allo scopo.

L'unica cosa da fare è: isolarli come criminali che sono in giro per l'Italia solo perché non esistono ancora leggi che li colpiscano e li mettano dove si meritano.