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archivio > Archivio sulla sinistra>I processi ai proletari non sono neppure piĆ¹ politici (Battaglia comunista, n.16, 20-27 aprile 1949

aggiornato al: 20/01/2013

Battaglia comunista, n. 16, 20 - 27 aprile 1949
Riproponiamo oggi un bell'articolo del 1949 in cui si parla da marxisti di legge, processi e condanne. Oggi, gente alla Berlusconi spaccia buona parte della magistratura come forza di sinistra (se non addirittura comunista) perché cerca di colpire i suoi ladrocini e le sue attività.
I proletari sanno benissimo che Berlusconi non è Ingroia, ma sanno anche benissimo che la legge non è "uguale per tutti" come si vorrebbe spacciare ma di classe e che chi la difende e la vuole far applicare appartiene alla classe al potere e cioè alla borghesia.
Buona lettura!
 
I processi ai proletari
non sono neppure più politici
 
La serie dei processi politici «a rovescio», iniziatasi da molto tempo, è ormai nel suo periodo aureo, un periodo che potrebbe a giusta ragione essere considerato tra quelli possibili soltanto nella fase di più rigoglioso e maturo sviluppo democratico.
I processi contro i fascisti sono infatti tramontati da lunga pezza, sono stati eliminati e spazzati via da quel ... sano spirito di pacificazione e di amor patrio che ha guidato la giusta mano dei saggi reggitori della cosa pubblica e al loro posto sono andati i processi contro chi invece ha continuato, in ispregio alle sacre istituzioni, a pretendere di affermare idee e azioni contrastanti con la bonaria aria tiepida che, nel nostro come negli altri paesi, deve permettere ad ognuno di prosperare nel sacro rispetto di tutti e viceversa.
In questa nuova fase abbiamo avuto due momenti che, per quanto ricorrenti e talvolta accavallantisi, sono facilmente distinguibili nel loro sviluppo cronologico: il primo è stato quello immediatamente successivo ai processi contro i fascisti e può essere configurato in generale come quello dei processi politici contro chi, irrispettoso delle leggi patrie, abbia osato attaccare uomini o istituzioni legati chiaramente alla tradizione e agli interessi della società dominante in epoca fascista; il secondo, più recente nel tempo, è quello caratterizzato dalla persecuzione dei medesimi reati ai quali si è tolta fin la qualifica di «politici».
Il criterio distintivo delle due fasi va dunque ricercato non in una differenza obiettiva nella natura del «reato», bensì nella diversa valutazione che le sfere dirigenti hanno inteso dare a quella categoria di atti che tendono a mettere in pericolo l'ordine costituito. Diversa valutazione che, a sua volta, non è determinata da un diverso modo di considerare gli atti indicati, ma invece da un criterio di opportunità spicciola pel quale la capacità difensiva-offensiva della borghesia in questo particolare campo ha trovato di volta in volta il suo equilibrio, prima nella persecuzione della parte più esposta di se stessa, cioè dei fascisti, che era necessario sacrificare e offrire come capro espiatorio ad un proletariato che cercava la via della sua riscossa; poi, aumentata la sua forza - ma ancora in porzioni limitate -, nel colpire con l'onore delle armi, cioè col riconoscimento di reato politico chi, nonostante gli intervenuti divieti, si attardava a colpire quegli esponenti fascisti, il cui sacrificio ormai non era più ritenuto necessario per la comune salvezza degli oppressori, e infine nel processare con tutti i crismi della delinquenza comune e dell'assassinio chiunque nell'identico spirito di quella lotta partigiana, voluta, diretta e proditoriamente orchestrata dagli stessi che in essa avevano sfruttato l'istintivo spirito di ribellione di un proletariato oppresso deviandolo, proprio loro ed a loro esclusivo tornaconto, su un piano di brigantaggio politico - porti nocumento od offesa agli esponenti più turpi di questa sporca società borghese. Che diavolo, gli oppressivi ingranaggi di questa non devono essere minacciati né oltraggiati da alcuno, ora che la nostra cristianissima società si è rafforzata proprio col sangue di chi essa vuole opprimere e schiacciare nel fango del quotidiano abbrutimento.
 
* * *
 
In questa atmosfera, chiunque non dia prova di stare a capo chino e umiliato di fronte all'imperversare della prepotenza di classe, è immediatamente posto sotto sorveglianza e gli sbirri non si lasciano sfuggire alcuna occasione per poterlo accusare, indipendentemente da qualunque prova obiettiva, con il preciso intento di puntare alla sua eliminazione dal consorzio umano, di togliere qualunque pericolo, anche solo potenziale o fantastico, allo svolgimento sistematico e pianificato della macchina oppressiva dello Stato.
E' assai recente il processo contro un giovane anarchico imputato dell'uccisione di un oste fascista e repubblichino, particolarmente attrezzato nel compimento di gesta che un intero paese definiva «di tutti i colori». Questo ragazzo, Luigi Dozio, uno dei membri più attivi della lotta partigiana, aveva continuato a resistere a testa alta di fronte alle minacciose ingiunzioni delle «autorità» e non aveva rinunciato a dir la sua in nessuna occasione. Di lui tutti conoscevano l'ardore e la forza fisica, ma nessuno lo poteva incolpare di atti comunque comprensibili in una categoria di reati.
Un giorno si arriva alla uccisione di quel tal oste, uomo che per le sue imprese di borsa nera all'ingrosso e per le sue gesta repubblichine, tristemente note, non godeva certo di buona fama, e allora l'occasione era veramente troppo buona per lasciarsi sfuggire gli elementi più «in vista» alle autorità carabinieresche e simili; lo si arresta, con altri più o meno del suo stampo, lo si carica di accuse sballate, senza una sola prova che avesse almeno la parvenza dell'attendibilità, lo si porta al processo e gli si appioppano 14 anni di galera. Ma, almeno, i giudici lo considereranno un reato politico, questo che vogliono commesso da un ragazzo incensurato che è risultato in modo preciso che neppure conosceva la persona uccisa? No, non bisogna creare dei martiri, bisogna colpire senza prove, e non basta: bisogna colpire dei delinquenti comuni! Giù la maschera, nuovi, perfezionati e insanguinati sbirri della borghesia: il fascismo colpiva col Tribunale speciale, voi col fango nel quale cercate di gettare le vostre vittime; ma esse trovano la solidarietà di tutti gli oppressi e in questo fango che è la vostra linfa, giorno verrà che sarete ricacciati a definitiva liberazione di un proletariato che voi volete sconfitto e umiliato, del quale non tollerato altro che lo spirito servile ma che la storia chiama ineluttabilmente a sconfiggervi.
 
Battaglia comunista, n. 16, 20 - 27 aprile 1949